Sud America 2018: visita alle piantagioni peruviane - Le Piantagioni del Caffè
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6 dicembre 2018

Sud America 2018: visita alle piantagioni peruviane

Lasciata la Bolivia, il nostro viaggio in sud America alla scoperta di nuovi caffè di piantagione è proseguito verso il Perù, territorio già conosciuto e a noi caro per la collaborazione con la CACE Alto Palomar, cooperativa agraria con cui lavoriamo da ben otto anni. Insieme ad alcuni membri della cooperativa abbiamo condiviso le nostre esperienze e lavorato per controllare la qualità del caffè che producono (e quindi del nostro prodotto).
Ecco il diario di viaggio della nostra esperienza in Perù…

2 luglio

Alle 6:00 del mattino partiamo alla volta della CACE Alto Palomar, che si trova nel distretto di San Luis de Shuaro, nel cuore del Perù amazzonico. Si tratta di una zona montagnosa ed impervia, difficile da raggiungere e per questo poca conosciuta come area caffeicola.

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Ci viene a prendere Ellar, il cugino di Felix Marin, nostra vecchia conoscenza del posto, fondatore della cooperativa agraria La Florida e, successivamente, della cooperativa agraria Coopchebi.
Lungo la strada che ci porterà ad Alto Palomar, sulla riva del Rio Perené, ci fermiamo a vistare un impianto, come consigliato da Felix: Pampawhaley.
Esso raccoglie il caffè (varietà Caturra, Catuaì e una importante percentuale di Geisha!) di molti soci che coltivano nell’area oltre i 1.500 m slm. L’altezza dell’impianto è di 700-800 m: ciò serve a ridurre i tempi di fermentazione e a seccare meglio il caffè. Questo è l’aspetto che ha maggiormente interessato Felix, poiché lo facilita nella produzione di caffè naturali.

L’essiccazione delle ciliegie di caffè avviene sia su patii sospesi che a terra, su teloni di plastica, per poter coprire più velocemente il caffè in caso di necessità e perché il caffè non venga a contatto con il cemento del vecchio patio.

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Poco dopo incontriamo Artemio Minaya, memoria storica del posto, che ci narra di questi territori.
Racconta che nel 1892, in seguito alla Guerra del Pacifico contro il Cile, il Perù dovette ripagare gli inglesi per l’aiuto, praticamente nullo, che questi dichiaravano di aver prestato durante il conflitto. I peruviani, in totale povertà, furono costretti a cedere agli inglesi, come contropartita, la proprietà di un milione di ettari nella regione di Chanchamayo. In seguito il governo britannico concesse lo sfruttamento dei suddetti terreni ad una società denominata Peruvian Corporation. Al tempo venivano prodotti circa 30.000 quintali di caffè: le ciliegie, trasportate per gravità, raggiungevano l’impianto di lavorazione di Pampawhaley, partendo dalle coltivazioni che si trovavano a 1.500 m slm. Il Perù ridusse però a 500.000 ettari l’estensione della concessione perché i britannici, che si erano impegnati a costruire una ferrovia, non avevano poi pienamente rispettato gli accordi.

Intorno agli anni ‘20 l’impianto di lavorazione e le coltivazioni di caffè furono vendute ad una compagnia olandese e, successivamente, ad una tedesca.

Nel 1972 tutto risultava ascritto alla Cooperativa Juan Velasco Alvarado che, in seguito, ridistribuì la terra ai soci originari, mantenendo il ruolo di fornitrice di servizi e lavorando 15.000-20.000 quintali di caffè.

Negli anni ottanta cominciarono gli attacchi e le persecuzioni da parte dei terroristi del gruppo di Sendero Luminoso; le persone fuggirono lasciandosi alle spalle intere piantagioni che crollarono quindi in uno stato di abbandono.

La condizione originaria delle coltivazioni di queste terre è stata ripristinata solo a partire dal 2015, anno in cui tutto venne acquistato dalla cooperativa Coopchebi.

Concluso l’incontro con Artemio, ci dirigiamo all’acopio della CACE Alto Palomar, luogo dove vengono raccolte le ciliegie di caffè per poi essere lavorate. Il controllo qualità delle ciliegie di caffè che arrivano al beneficio viene effettuato prelevandone, da ogni sacco, una quantità fissa. I campioni vengono poi mescolati e una parte (500g) viene messa in acqua a flotar. Eventuali ciliegie immature/danneggiate, definite flota, restano in superficie e vengono rimosse manualmente.

A fine serata donna Iris Violeta, membro storico della cooperativa nonché persona squisita, sorridente ed affabile, ci ospita per la notte in una graziosa abitazione immersa in un’area boschiva.
Ci addormentiamo sfiniti ma felici.

Guarda l’intervista sulla storia caffeicola di Felix Marin.