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Chiacchierando di caffè
25 Maggio 2020

Momenti Dirompenti #3: esiste davvero la possibilità di alzare il prezzo dell’espresso al bar?

Ne abbiamo parlato durante l’appuntamento “Momenti Dirompenti”, venerdì 8 maggio, con due ospiti d’eccezione: Maurizio Giuli, marketing manager di Nuova Simonelli Group e Stefania Pompele, scrittrice e formatrice del gusto.
L’intera conversazione è partita da due aspetti del problema: il fatto che, per abitudine, il prezzo del caffè espresso, in Italia, sia spesso inchiodato a quella monetina da un euro e la mancanza di una reale differenziazione del prezzo in base all’offerta. 


Quando ci ritroviamo scegliere un qualsiasi alimento, il prezzo diventa sinonimo di qualità maggiore o minore, quando invece si tratta della tazzina di caffè espresso questo non accade, perché? 
Se ne potrebbe parlare per ore e si potrebbero fare enormi congetture al riguardo, il problema di fondo resta però l’assenza di consapevolezza fondata sulla cultura del caffè! 

Come determiniamo il prezzo?
Se da un lato, come ha confermato Maurizio Giuli, a livello nozionistico il prezzo rappresenta il punto di incontro tra domanda e offerta, dall’altro è un corrispettivo del valore fornito dall’azienda. 
Nel costo del caffè dovrebbe essere racchiusa l’intera filiera, la lunga lavorazione e anche il know-how del barista a cui tocca l’arduo compito di fornire al consumatore il valore aggiunto della corretta estrazione e consumazione. 
C’è bisogno di coraggio, dobbiamo impegnarci per creare un vero e proprio movimento del caffè di qualità.

In questo modo la responsabilità non sarà più nelle mani del singolo produttore, del torrefattore, del barista o del consumatore, ma sarà appunto il risultato di una rete di conoscenze. 
Proviamo a ricostruire per esempio la catena d’acquisto di un espresso: un consumatore al bar chiede “un espresso” e sa di pagarlo 1,00 euro, ma se al posto del solito caffè anonimo chiedesse una specifica tipologia di caffè? 
Se il consumatore non ha le competenze per farlo, dovrebbe essere il barista a proporlo, cercando di capire i gusti del suo cliente per consigliarlo al meglio.

In uno scenario simile, il nostro obbiettivo è quello di suscitare curiosità nel consumatore, rendendolo più consapevole, informato e felice di aver speso qualche decina di centesimi in più per una nuova e gratificante esperienza di degustazione. 
Per concludere: la chiave di tutto è la cultura, a tutti i livelli della filiera! 
Come per tutto nella vita, quando iniziamo a conoscere qualcosa c’è più possibilità che ci si appassioni alla stessa: per il caffè funziona così.

Quando il consumatore prova la qualità è difficile che se ne allontani, quando il barista legge la soddisfazione negli occhi del cliente non ci rinuncerà più. 

Spetta a noi amanti e operatori del settore trasmettere la nostra passione attraverso la formazione e la diffusione di conoscenze acquisite in anni di esperienza.